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Nuovo crollo per Britney Spears: fan in allarme dopo la notizia della rehab

Britney Spears in Jane the Virgin - © Production studio and/or distributor (Moviestill)

Domenica 12 aprile 2026 un portavoce di Britney Spears ha confermato alla rivista People quello che il tabloid TMZ aveva rivelato poche ore prima: la cantante si è ricoverata volontariamente in una struttura di riabilitazione. Nessun dettaglio sul nome della clinica, sulla diagnosi ufficiale, sulla durata del programma. Solo la conferma essenziale, rilasciata con una sobrietà che, nel circo mediatico che da vent’anni circonda la popstar, suona quasi come una dichiarazione d’intenti.

Il ricovero arriva quaranta giorni dopo l’arresto del 4 marzo in California. Quella sera, gli agenti della California Highway Patrol avevano ricevuto la segnalazione di una BMW che procedeva ad alta velocità e in modo irregolare sull’autostrada US-101, nella contea di Ventura. Al volante c’era Spears, da sola. I test eseguiti sul posto hanno portato all’arresto per guida sotto l’effetto combinato di alcol e sostanze stupefacenti. Rilasciata dopo poche ore, la cantante aveva lasciato il commissariato mentre il suo stesso entourage parlava di un episodio “assolutamente imperdonabile” e prometteva un cambio di rotta. Il 4 maggio 2026 è fissata l’udienza al tribunale di Ventura.

Britney Spears

Britney Spears in Jane the Virgin – © Production studio and/or distributor (Moviestill)

Adderall, Messico e un punto di rottura

Secondo fonti citate da TMZ, la sostanza al centro della dipendenza sarebbe l’Adderall, un farmaco stimolante del sistema nervoso a base di anfetamine. Noto come “droga dello studio” per la capacità di eliminare il senso di stanchezza e aumentare la concentrazione, comporta effetti collaterali gravi: psicosi, paranoia, problemi cardiaci. Britney, stando sempre alle stesse fonti, avrebbe approfittato dei suoi frequenti soggiorni in Messico per fare scorte del medicinale, approfittando della maggiore facilità di accesso rispetto agli Stati Uniti.

L’arresto, in questo quadro, ha funzionato da detonatore. I figli Sean Preston e Jayden James, insieme ad altri familiari, la incalzavano da tempo perché cercasse aiuto. Questa volta la risposta è arrivata. “Si è resa conto di aver toccato il fondo,” ha raccontato una fonte vicina all’artista. Un’altra fonte ha aggiunto, senza troppi giri di parole, che il ricovero potrebbe anche avere un peso strategico in vista dell’udienza: presentarsi davanti al giudice dall’interno di un programma di riabilitazione è una posizione ben diversa rispetto al presentarsi senza nulla in mano.

La durata del programma non è stata ancora definita ufficialmente. In genere si tratta di almeno 30 giorni, ma chi le è vicino non esclude una degenza più lunga per un recupero più solido. Il dato che preoccupa i fan è un altro: in passato, Britney ha spesso abbandonato la rehab dopo pochi giorni.

Una storia che si ripete, ma con una differenza

Per capire il peso di questa notizia bisogna tornare indietro. Il primo ricovero risale al 2007, al Promises di Malibu, in piena crisi pubblica. L’anno successivo seguirono due TSO. Dal 2008 al 2021 la cantante ha vissuto sotto la conservatorship, la tutela legale che affidava al padre James Spears il controllo totale sulla sua vita, dalle decisioni mediche alle finanze. Tredici anni in cui non poteva muoversi, spendere, curarsi né lavorare senza autorizzazione. La revoca, arrivata nel novembre 2021, era stata celebrata come una liberazione.

La liberazione, però, non ha coinciso con la stabilità. Nel 2023 il memoir The Woman in Me ha riaperto tutto: ha raccontato la sua versione degli abusi subiti, ha venduto milioni di copie, ha rimesso la sua storia al centro del dibattito globale. Nel febbraio 2026, a pochi giorni dall’arresto, Spears aveva venduto il suo intero catalogo musicale alla società Primary Wave per una cifra stimata intorno ai 200 milioni di dollari. Non registra un album da quasi un decennio e non va in tour da quasi otto anni.

Kevin Federline, ex marito e padre dei suoi figli, aveva scritto nella sua autobiografia pubblicata nell’ottobre 2025 parole molto dure: aveva parlato di una situazione prossima a un limite, di un’“undicesima ora” oltre la quale qualcosa di tragico sarebbe potuto accadere. All’epoca il team di Spears aveva respinto le affermazioni come sensazionalistiche. Oggi quelle parole suonano in modo diverso.

La parola chiave di questo ricovero, rispetto a tutto quello che è venuto prima, resta “volontariamente”. Per oltre un decennio Britney Spears non ha scelto nulla sulla propria salute. Stavolta ha scelto lei.

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