Il consiglio che arriva dall’India, firmato da Sadhguru, non è uno di quelli che passano inosservati. Anzi, ha il sapore di una provocazione destinata a dividere.
In un video che ha rapidamente fatto il giro dei social, il mistico invita i genitori a fare un passo indietro: smettere di “crescere” i figli, per iniziare piuttosto a stare accanto a loro.
Una posizione che rompe con l’idea più radicata della genitorialità moderna, quella basata sul controllo, sulla guida costante, sulla presenza spesso totalizzante nella vita dei più piccoli. Secondo Sadhguru, è proprio questo atteggiamento a generare una tensione silenziosa ma persistente, che nel tempo può trasformarsi in distanza emotiva.
Il punto centrale del ragionamento è semplice solo in apparenza: i figli non appartengono ai genitori. “Vengono attraverso di loro, non da loro”, spiega il maestro spirituale. Una frase che, letta rapidamente, può sembrare quasi astratta, ma che in realtà mette in discussione un intero modello educativo.
Nel quotidiano, molti genitori sentono la responsabilità di orientare ogni scelta dei figli, dalle amicizie alle attività, fino alle decisioni più intime. È un riflesso naturale, spesso mosso dalla volontà di proteggere. Eppure, secondo Sadhguru, questa spinta rischia di trasformarsi in una forma di controllo che soffoca l’autonomia.
Il risultato? Bambini e adolescenti che crescono sotto pressione, più attenti a soddisfare aspettative esterne che a sviluppare una propria identità. In questo scenario, il ruolo del genitore cambia: non più guida assoluta, ma presenza stabile, punto di riferimento emotivo.
L’autorità messa in discussione
Uno degli aspetti più controversi del messaggio riguarda il concetto di autorità. Essere adulti, sottolinea Sadhguru, non significa automaticamente avere una visione più giusta o completa della vita. Aver “vissuto di più” non legittima, da solo, un controllo totale sulle scelte dei figli.
È qui che il dibattito si accende. Per molti, l’idea di ridimensionare l’autorità genitoriale appare rischiosa, soprattutto in una fase storica in cui si percepisce una crescente fragilità educativa. La disciplina, sostengono alcuni, resta un elemento necessario per offrire confini chiari.
Eppure, la proposta del guru non elimina la responsabilità, ma la ridefinisce. Non si tratta di abdicare al proprio ruolo, ma di esercitarlo in modo diverso: meno direttivo, più relazionale.

Genitorialità come relazione, non come possesso (www.paynomindtous.it)
C’è un passaggio che sintetizza bene la visione di Sadhguru: essere genitori è un privilegio, non un diritto di proprietà. Una distinzione che cambia il modo di guardare alla crescita dei figli.
In questa prospettiva, il bambino non è un progetto da plasmare, ma una persona che attraversa una fase della vita accanto ai genitori. Il compito adulto diventa allora quello di offrire strumenti, non di imporre direzioni; di creare un ambiente sicuro, non di tracciare ogni percorso.
Il concetto di libertà emotiva entra così al centro della relazione familiare. Non come assenza di regole, ma come spazio in cui il bambino può esprimersi senza sentirsi costantemente giudicato o indirizzato.
Un dibattito aperto tra sostegno e disciplina
Il messaggio ha inevitabilmente diviso l’opinione pubblica. Da un lato, c’è chi vede in queste parole un invito necessario a rivedere modelli educativi troppo rigidi, spesso incapaci di adattarsi ai cambiamenti sociali e culturali.
Dall’altro, c’è chi teme che un approccio meno strutturato possa tradursi in una perdita di riferimenti, soprattutto nei momenti più delicati della crescita.
In mezzo, resta una domanda che continua a emergere: quanto spazio lasciare ai figli e quanto invece guidarli? Non esiste una risposta definitiva, ma il fatto che un video riesca a riaprire una riflessione così ampia dice molto sul bisogno, oggi, di ripensare il ruolo dei genitori.
Forse non si tratta davvero di smettere di crescere i figli, ma di capire fino a che punto farlo senza sovrapporsi a loro. E in quel confine, sottile e spesso instabile, si gioca gran parte dell’equilibrio familiare.








