Sam KDC – The Order & The Entity [Auxilary, AUX011, UK, 2014]

Sam KDC Discogs // Facebook // Soundcloud

Con questo minacciosissimo artwork, Samuel Wood (aka Sam KDC) sforna l’ennesimo lavoro su Auxiliary, una delle label più considerate del momento sul ”nuovo” fronte Deep, Drone, Intelligent e Minimal della Drum’n Bass (che non ha ancora avuto l’onore di guadagnarsi un nome che lo identifichi con precisione). Il disco risale all’anno precedente, quindi non si tratta propriamente di una ‘latest release’; in ogni caso, la copertura mediatica riservata al ‘movimento’ stilistico risulta praticamente nulla, e quindi ho deciso di parlarne liberamente. Per meglio comprendere questa produzione, preferirei contestualizzare il background musicale di genere da dove arriva tutto ciò.

PREAMBOLO: drum’n’bass nel 2014/2015

Negli ultimi 10/15 anni il rimodellamento in chiave Russa / Est Europa del mondo bass music ha portato ad una crescita esponenziale del genere Neurofunk, culturalmente fedele alle radici raver dell’Hardcore Jungle, ma musicalmente più vicino al mondo Jump Up, Breakcore e Gabba, con vocal e melodie aggressivi e distorti. Quest’ultimo, evolutosi nel tempo su sfumature come Crossbreed, Darkstep e nuove reinterpretazioni del 90’s Techstep, ha avuto la maggior attenzione di label e festival per diversi anni, affiancandosi e (spesso) superando la folla fedele alle radici UK, i Junglist (fan sfegattati di Jump Up e Jungle, appunto). Se, dopo 20 anni di rotazione di sottogeneri affogati e riemersi in chiavi diverse (Ragga Jungle, Jump Up, Darkcore, Drumfunk, Liquid Funk, Intelligent), le novità su cui il pubblico avrebbe investito fossero state esclusive del mondo Neurofunk, si sarebbe potuta annunciare, per l’ennesima volta nella sua storia, la morte della Drum’n’Bass. Ma il sentimento nazionale Inglese riuscì a macinare qualcosa di nuovo senza importare nulla da fuori, andando a bussare all’uscio di un vecchio patriota ormai in pensione da tempo: il Dubstep.

Siamo più o meno nel 2010: i producers del fronte Intelligent d’n’b provano ad inglobare diversi elementi Dubstep, e riescono a dare un ordine a quel mix di ritmi sincopati, muovendosi mediamente sui 160 – 170 bpm. Non è facile l’inserimento di una novità di questo tipo: si inquadra esattamente in una direzione opposta alle volontà del grande pubblico, non piace agli amanti del Dubstep e nemmeno a quelli della Drum’n’Bass. Si aggiunge anche il fatto che il genere non è pensato per essere portato nei club o nei rave. Riesce tuttavia a suscitare un discreto interesse in producers e dj IDM / Instrumental Hip Hop, e alcune tracce iniziano a comparire nei loro set e podcast (gente open minded qualunque come Four Tet, Flying Lotus, Machinedrum, ecc.). Ma per completare la pozione servono altri ingredienti. i quali arrivano anno per anno: dalla Deep Drum’n Bass (recentemente venuta alla luce), che porta pulite bassline solitamente di una sola nota legata, lunghe e profondissime. Finisce che il tutto viene minimalizzato e spogliato fino al beat, il vero protagonista, articolato, molto più deciso e sferragliante rispetto alle iniziali sperimentazioni. Se ne possono trovare di derivati dal Darkside Jungle, con il classico degenero di rullate ed amen break, come altre linee oppostamente pulite, con ritmi dispari ed imprevedibili, o l’ormai classico pattern su cui si sono poi evolute diverse produzioni. Ad esempio:

J:Kenzo – Talisman ( Future Beats : The Album // 31 Records // 2014 )

Nella maggior parte delle uscite la melodia scompare. I sample vocali si riducono a sospiri, voci psichedeliche e riverberate. Un vuoto articolato, riempito da tessiture Ambient (anche dark), Industrial e, talvolta, intriganti muri ‘shoegaze’. Altro assaggio:

Ruffhouse – UVB-76 (Straight 9’s / UVB-76 // Samurai Music // 2015)

Un ultimo cenno va fatto al binomio Jungle / Juke, altro movimento sviluppatosi poco prima di Deep e Minimal. Il Juke (detto anche Footwork per la tipologia di ballo con passi break dance molto rapidi) arriva da Chicago come incontro tra Ghetto House, Jungle ed Hip Hop. Impensabile non citare Dj Rashad (Teklife Crew), defunto da un anno (“he died of an overdose“), che ha dedicato la vita a portare avanti instancabilmente parte della scena underground di Chicago. Nella seconda metà del primo decennio del 2000, lo stile musicale viene importato in Europa da producers inglesi come Kode9 (mente dell’Hyperdub) ed Om Unit (Civil Music, Cosmic Bridge). Ed è proprio Om Unit tra i precursori del primo connubio Jungle / Juke, che pone all’attenzione di alcune label Drum’n Bass un nuovo stimolo di idee. Il suo nome spicca tra i membri del team Autonomic, capitanato da dBridge e dal duo Instra:mental, un progetto partito nel 2009 e sussidiario alla Exit Records che si presenta come piccola label e club night.

Questo movimento lascia un rilevante stimolo di nuove idee per il future sound della Drum’n Bass, sfornando sotto Exit Records due raccolte che ne descrivono l’evoluzione: nel 2011 esce Mosaic vol. 1, nel 2013 Mosaic vol. 2. Ovviamente, un assaggino Jungle / Juke firmato Exit Records ve lo lascio:

Stray – Chatterbox (Chatterbox EP // Exit Records // 2014)

Fatta chiarezza sul background musicale, si può passare al lavoro di Sam KDC.


REVIEW

  1. Immolate (6:18)
  2. Navigation to Nowhere (5:17)
  3. Vessel (8:02)
  4. Purgatory (3:29)

‘Immolate’ è certamente un’ottima introduzione per un EP di 4 tracce come questo: ritmo dub spedito e ricalcato da un rimbalzante basso che porta quel pizzico di mal di mare, bilanciato da un clap industriale, senza il quale potremmo cadere dalla sedia a forza di dondolare. Poi inizia a parlare una ‘signorina’ di 80 anni che ci ripete continuamente qualcosa: potrebbe essere sia un benvenuto che un avvertimento a non proseguire il nostro ascolto in caso non fossimo abbastanza temerari da farci fare un massaggio shiatsu in un centro benessere all’inferno. Facciamolo, e vediamo che succede.

Uno dei momenti culmine dell’EP è certamente ‘Navigation to Nowhere’. La monotona ma cullante tastiera dopo il barlume di salvezza dato dal primo arpeggio di synth, pone l’ascoltatore in ipnosi atta ad accogliere il graduale ingresso filtrato della cassa dritta, con quell’attimo di respiro che si può cogliere nella pausa dopo i 3 kick a doppia velocità. Un sample vocale avverte dell’imminenza di qualcosa, e pur non capendone il significato, iniziano gradualmente mitragliate di hihat e giusto quel poco di noise; rapide voci tagliate ci lasciano intendere che è tutta colpa nostra se ci siamo voluti tuffare in questo vortice. Sono i rischi di una sprovveduta navigazione.

Pur facendoci assaporare un po’ di pazzia e fiamme infernali, Mr. KDC decide che non dobbiamo addentrarci ulteriormente in profondità, ma salpare con ‘Vessel’ sulle acque del beat dubstep, correnti che non si agitano troppo durante la nostra navigazione, focalizzata invece sull’orizzonte di suoni tetri e spiralizzati. Il vascello viaggia ad una velocità costante e senza incontrare ostacoli, e ciò che possiamo cogliere sono soltanto residue sfumature di lamentele e lacrime, che ci lasciamo alle spalle per trovare un’isola di pace. Dopo un viaggio di 8 minuti, possiamo attraccare.

‘Purgatory’ chiude in bellezza l’EP, attaccando con un kick dub techno alla Luxury problems, anche se di quell’isola di pace non se ne parla proprio. Il sample vocale più minaccioso lo avvertiamo proprio qui, dopo varie sfumature di synth calde e accoglienti (come lo sono state tutte le altre, no?) per darci il benvenuto all’ultima breve mitragliata di drum machine su stampo industrial, che si stoppa proprio quando iniziamo a comprendere e goderne disperazione e follia.

Bentornati a casa.


ENGLISH VERSION


Sam KDC Discogs // Facebook // Soundcloud

With this threatening artwork, Samuel Wood (aka Sam KDC) releases his last work on Auxiliary, one of the most prominent labels focused on this ‘new’ Deep, Drone, Intelligent and Minimal side of Drum’n Bass (which has not a proper name yet). The EP was released in 2014, so, it is not quite a ‘latest release’; anyway, the room that has been given to this stylistic development of the genre is quite none. For this reason, I chose to talk about it freely. To better understand this production, I’d like to contextualize the musical background of the genre from which this album does comes from.

INTRODUCTION: drum’n’bass in 2014/2015

In the latest 10 – 15 years the world of bass music experienced a growth of Neurofunk, due to Russian and Eastern Europe influences. This Drum’n Bass sub-genre is close to Hardcore-Jungle rave culture origins. Therefore it is musically similar to Jump Up, Breakcore and Gabba, featured by aggressive and distort vocals and melodies. Neurofunk evolved in time starting from sub-genres like Crossbreed, Darkstep and new reinterpretations of 90’s Techstep. It’s been having most of attention by labels and festivals for many years, walking side by side (and often overcoming) the Junglistic crowd. If, after 20 years of JDnB subgeneres rotation (Ragga Jungle, Jump Up, Darkcore, Drumfunk, Liquid Funk, Intelligent), people would have focused only on Neurofunk new production, we could have announced (again) the death of Drum’n Bass. Yet, English producers chose to run something new into DnB, without no need to import stuff from the outside, instead knocking a old patriot’s door: Dubstep.

The year is about 2010: ‘Intelligent’ producers tried to put various Dubstep elements in their music. They’d give a different order to those syncopate rhythms, working on 160 / 170 bpm. Embracing this new elements in Drum’n Bass world haven’t been (and still isn’t) easy, mainly because of the big public’s will and expectations. It’s not much appreciated neither by pure Dubstep lovers nor by junglists. Further on, it’s not meant for raves nor clubs.. Some gave it a shot, by the way. I’m talking about some IDM/Instrumental Hip Hop heads. Some tracks started to appear in their sets and podcasts (for example, open minded artists such as Four Tet, Flying Lotus, Machinedrum, and others). They needed other ingredients to complete the potion, tough. The process went on year by year, and those ingredients came from from Deep Drum’n Bass, expecially. That recently-born genre (at the time), contributed bringing along clean, long, chained, one-note Deep Basslines. All these are minimized, undressed down to a more committed and articulated clanky beat, which reveals to be the real main character. What could be found in this genre is: Darkside Jungle beats, along with classic amen breaks and breakdown snares; as well as clean lines, with odd and unpredictable rhythms (Half-Step); the (now) classical drum pattern many productions evolved upon, for example:

J:Kenzo – Talisman ( Future Beats : The Album // 31 Records // 2014)

In most of the productions, melodies fade away. Vocal samples are narrowed down to whispers. Psychedelic and reverbed voices echo, building up a structured emptyness filled by dark-ambient textures, industrial sounds and intriguing ‘shoegaze’ walls. Some taste of it:

Ruffhouse – UVB-76 (Straight 9’s / UVB-76 // Samurai Music // 2015)

Another movement evolved right before Deep and Minimal DnB is worth mentioning: this is the Jungle / Juke fusion. Juke (aka Footwork, because of the fast break dance steps) is from Chicago as the intersection of Ghetto House, Jungle and Hip Hop. It’s unforgivable not to mention Dj Rashad from Teklife Crew (“he died of an overdose“), who devoted his whole life carrying on this limb of Chicago underground music. In the second half of early 00s, this musical style was imported in Europe by English producers like Kode9 (who runs Hyperdub) and Om Unit (Civil Music, Cosmic Bridge). The latter is one among the Jungle / Juke crossover pioneers. He is a main reason why many Drum’n Bass labels had some new ideas to work on. His name had emerged from Autonomic team, leaded by dBridge and Instra:mental : it was an Exit Records parallel project, started in 2009 as a small label organizing events too. It gave to the following Drum’n Bass sound an indelible mark, as showed in podcasts, EPs, and two almost masterpieces compilations: Mosaic vol. 1 (2011) and Mosaic vol. 2 (2013).

By the jungle / juke meaning, let me give you the last example of what I’m talking about,

Stray – Chatterbox (Chatterbox EP // Exit Records // 2014)

The introduction is finished. It’s now possible to better understand the Sam KDC release.


REVIEW

  1. Immolate (6:18)
  2. Navigation to Nowhere (5:17)
  3. Vessel (8:02)
  4. Purgatory (3:29)

‘Immolate’ is certainly a good introduction for a 4-track EP like this: persistent dub rhythms, underlined by a bouncing bass which is giving us seasickness, despite the industrial claps balancing the equation. Suddenly, a 80-year-old-lady starts telling us something. It could be percieved both as a welcome or as a warning to not follow our path in the case we’re not reckless enough to let them give us a massage in hell. Let’s go straight through it and see what happens.

‘Navigation to Nowhere’ is surely one of the highest moments here. The monotonous and swinging keyboard after a synth’s arpeggio – which sounds as our only saviour – hypnotizes us and prepares us to welcome the gradual kick’s filtered entry. A bad omen is called out by an unclear vocal sample, and there begins a machine gun of hihat beats, with just a bit of noise. Fast cutted voices let us realize that drowning in this whirl is only our fault, that these are the risks of an unprepared navigation.

Mr. KDC, who also let us taste some madness and hellfire, states we’re not allowed to keep on collapsing; through ‘Vessel’, instead, we have to land on a sea of dubstep syncopated beats. Currents are not so wavy during our travel, which allow us to focus on an horizon made of gloomy and coiled sounds instead. The vessel is traveling at constant speed, finding no obstacles ahead: we can only hear blurs of laments and weeping, to finally find a heavenly quiet island. It’s been a 8-minute-long travel. Now, we can land to safe shores.

‘Purgatory’ closes the EP starting with a dub techno kick (Luxury Problems-like). The heavenly island isn’t to be found, however. In the track a threatening vocal sample is present, interlaced with warm synths. It seems the music is leading us through the last industrial blast of drum machine. It stops right when we begin to know and enjoy its desperation and madness.

Welcome back home.

mm

Born in Brescia, Italy in 1990 and ‘probably going to die in [that] town’, Roberto is interested in experimental drum’n bass and everything else having enough reverbs and deep basslines. If there there isnt enough deepness in your life, please get a pair of good earphones.

mm

Roberto Pizzandelli

Born in Brescia, Italy in 1990 and 'probably going to die in [that] town', Roberto is interested in experimental drum'n bass and everything else having enough reverbs and deep basslines. If there there isnt enough deepness in your life, please get a pair of good earphones.

Leave a Reply

Your email address will not be published.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.