Rrose – Vanishing Pools [Eaux, EAUX791, US, 2015]

rrose.ro/
eaux.ro/

  1. Hole (4:43)
  2. Purge (6:05)
  3. Curl (6:24)
  4. Adrift (8:18)
  5. Undergrowth (5:57)

Born 1969. Died 1909.

Neanche Resident Advisor sa rivelare molto di una delle personalità più interessanti dell’elettronica contemporanea, dall’identità a noi del tutto sconosciuta. Uomo, origini californiane, non proprio un ragazzino, già produttore musicale con altri alias prima di Rrose. Un nome d’arte che sembra aver dato vita ad una nuova persona, un’identità parallela e indipendente. Il riferimento all’artista Marcel Duchamp è più che chiaro, soprattutto perchè Rrose non si è mai esibito se non in panni femminili. Rrose Sélavy (che sta per “Eros, c’est la vie”, o “Arroser la vie”) era infatti un personaggio che il creatore del Readymade amava impersonare. Trucco, parrucche, abiti raffinati e molta finezza: il grande amico Man Ray lo ritrasse più volte in questa veste, ed esistono varie opere firmate da Duchamp con questo alias. Il tutto viene ripreso quasi un secolo dopo, stavolta all’interno del campo musicale. L’estrema eleganza pare essere rimasta la stessa, tra Marcel e l’odierno Rrose. Ciò che cambia è l’alone meno giocoso (apparentemente più ‘oscuro’) che circonda il producer.

Il personaggio che si delinea è a dir poco ambiguo, impenetrabile, aggiunge un tocco magico da interpretare all’interno delle già intricate ipnosi musicali. La ‘maschera’ che Rrose ha deciso di indossare è in grado di distogliere il pubblico dalla persona ‘fisica’, lasciandolo libero di concentrarsi unicamente sull’atmosfera che viene a crearsi nel club. Un clima intimo tra crowd e producer il quale, attraverso il suono, attrae gli ascoltatori all’interno del suo corpo, in una perdita di coscienza consapevole. E’ come se il luogo di abbandono non fosse il dancefloor, ma Rrose stesso. Qui l’ascoltatore è trascinato e qui, a sua volta, può perdersi. Il processo di smarrimento è sicuramente accentuato dal marcato carattere sensuale / sessuale che sia Rrose che la sua musica manifestano. L’immagine ipnotica e sessualmente ‘ibrida’ cattura in un modo unico. I suoni vorticosi, morbidi, talvolta anche taglienti, sembrano venir percepiti attraverso la pelle.

L’EP (in effetti etichettabile come mini-album) è diviso in cinque tracce e risulta molto intricato, nonostante la durata di circa 30 minuti si percepisca minore durante l’ascolto. Può essere definito “anti-dancefloor” (a tal proposito, richiamo il podcast di Barks uscito poco fa), ed è il perfetto esempio della poetica di Rrose. Un insieme di pezzi che conducono allo smarrimento profondo, al questionare lo spazio / tempo in cui ci troviamo. E’ Rrose stesso che sembra smarrirsi per primo trascinandoci con sè per poi avvolgerci, in un abisso alquanto oscuro.

“Hole” è appunto il titolo della traccia d’apertura, piuttosto evocativo: i toni sono estremamente bassi, cupi, con ritmi costanti. Un insieme di rumori rimbombanti definiscono un continuo crescendo d’intensità… in un loop spietato. Si tratta di un pezzo chiave, che in meno di cinque minuti guida in una vera e propria trance. Trance nè brusca nè disturbante, e che per tutto l’Ep sarà ripresa magistralmente in un viaggio di piacere e seduzione. “Purge” si apre con un beat pulito e arido, a cui progressivamente si sommano variazioni sonore high-pitched / acid ed una sirena minacciosa, accerchiando l’ascoltatore in un abbraccio paranoico. Si tratta dell’unico pezzo marcatamente ‘da dancefloor’: suona molto fisico, e coinvolge il corpo per intero, nessun organo escluso. Il clima cambia nettamente con “Curl”, il cui titolo rimanda a qualcosa di visivamente morbido. Ciò contrasta con i suoni aspri che contornano il beat dalla cadenza regolare, che pare ‘legnoso’ e secco, e che si avvolge su sè stesso in modo incessante per tutta la traccia. Cascate di cristalli introducono il mood riflessivo di “Adrift”, che continuamente nascono e decadono. Verranno richiamati alla metà del pezzo, all’interno di un’atmosfera più turbolenta, nella quale il corpo segue il ritmo della traccia perchè Rrose lo ha reclamato a sè.

La conclusione di Vanishing Pools è improvvisa, profondissima e buia. Con “Undergrowth” assistiamo ad un fumoso incrocio di respiri meccanici, che diventeranno venti taglienti sul finire della traccia. Complessivamente risulta una track ambient da psicosi che riesce a dare ancora più sfaccettature alle abilità del producer, il cui interesse supremo resta l’indagine sulla percezione. Ciò è testimoniato dalla continuità della ricerca condotta dall’artista a partire dal proprio studio di registrazione e ripresa sul dancefloor, in cui vengono suonate le stesse macchine ed in cui vengono riproposti gli stessi suoni sperimentati personalmente. Ricerca che viene espressa in maniera assolutamente genuina e priva di ogni sorta di sovra-architettura fittizia che non sia quella del ‘travestimento’. Lo shock visivo colpisce chi assiste ad un set, per annebbiarsi rapidamente / inconsapevolmente e lasciar spazio a niente che non sia un assorbimento totale.

Per una breve intervista video a Rrose, rimando alla conclusione dell’articolo (dopo la English Version sottostante) in cui è riportato il reportage di Parkett dello Stroboscopic Artefacts Showcase a Barcellona (Giugno 2015).


ENGLISH VERSION


Born 1969. Died 1909.

Even Resident Advisor knows nothing about one of the most curious personalities of modern electronic music. His identity is totally unknown to us: male, californian, not a kid anymore, had already many aliases before Rrose. This name apparently gave birth to a brand new man and to a new indipendent being. He never got on stage without wearing feminine clothes. This is a clear recall to the creator of Readymade art, Marcel Duchamp. Rrose Sélavy was a character that he loved to play, filled by make up, wigs, and elegant, charming dresses – the name is a paranomasia and means “Eros, c’est la vie”, as well as “Arroser la vie”. His beloved friend Man Ray portraited him in these features, and Duchamp signed some of his works with this alias. Seems our Rrose is bringing all of this back, almost a century after. The charming elegance seems to have remained the same between the two Rrose characters. The differences lie in the aura surrounding the techno producer, maybe less playful, and way more obscure and intriguing.

The character is at least devious and cryptic. He adds a magical touch to its sophisticated musical hypnosis anyone can feel in his own way. The veil that Rrose decided to wear let listeners detach their minds from the ‘physical’ person they’re watching play. One is free to enjoy entirely the climate of the club, living the truly intimate atmosphere standing between the audience and the producer. He drags them inside his own body, through the music, reaching for an aware loss of consciousness. Seems like the actual place in which one gets lost is within Rrose himself, and not the dancefloor. The process is surely magnified by the strong sexual connotation of Rrose character and the music. The hypnotic, sexually hybrid figure captures us in a unique way. The smooth, cutting and whirling sounds seem to be sensed right through the skin.

The five-tracks EP (that can be possibly labelled as a mini-album) sounds really dense, such that the 30 minutes length almost shortens during the listening. The release can be somehow defined as “anti-dancefloor” (here a recall for Barks’ podcast out this month on this webzine) and it can be considered as the perfect example for the artist’s poetics: a sequence of tracks that leads us to confusion, to lose the awareness of our own body and to make us question about our position in space/time. Actually, he seems to lose himself first, drowning and enfolding us with him into a gloomy abyss.

“Hole” is the evocative title of the opening track: tones are extremely low and dark, with repetitive rhythms. A bunch of booming noises define a strong increasing of intensity… in a ruthless loop. It’s a key track of the release and it leads to a real state of trance in less than five minutes. Not a rough trance, however, yet a sensual and lusting journey masterfully conduced all along Vanishing Pools EP. “Purge” opens through a clean and dry beat, to which are added high-pitched / acid variations and a threatening siren, surrounding the listener in a paranoid embrace. This is the only ‘dancefloor-driven’ track of the work: it sounds highly physical and it involves the whole body, no organs excluded. The climate all of a sudden changes in “Curl”, whose title recalls something soft. This makes a juxtaposition with the ‘wooden’ / dry straight beat, that twists on itself restlessly. In “Adrift” the listener is brought in intimate soundscapes in which crystal waterfalls are born and decade subsequently in a loop. They will return by the half of the track, this time submerged by a turbulent atmosphere. The body of the listener is following the track’s heavy rhythm since it has been reclaimed by Rrose.

The ending of Vanishing Pools comes suddenly with the last track which is “Undergrowth”, a profoundly dark theme characterized by crossing mechanical breaths turning into sharp winds by the end of it. “Undergrowth” is a heavy-disturbed ambient piece adding – if necessary – a further skill to the portfolio of the producer, whose main goal is a deep analysis on perception. This is confirmed by the genuine research lead starting from the recording studio and going out on the dancefloor: here the same machines are used, and the same sounds – experienced by himself – played. The musical research is expressed unconditioned and free of any further artefact except the dressing-up one. The sight-shock hits anyone attending a Rrose show, then it slowly / unawarely weakens, leaving room for nothing but a total commitment to the music.

To hear Rrose speaking few words, see the Parkett video-reportage of the Stroboscopic Artefacts showcase in Barcelona (June 2015) below. Much recommended.

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paynomindtous‘ co-founder & graphic designer, Cristina Ruggieri [1993, Alba, Italy] is currently studying sculpture at Accademia di Belle Arti in Turin, city where she lives. Beside messing around with materials and shaping stuff, she’s passionate about the overall listening experience, whether is it live or in her bedroom filled of stuffed animals.

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Cristina Ruggieri

paynomindtous' co-founder & graphic designer, Cristina Ruggieri [1993, Alba, Italy] is currently studying sculpture at Accademia di Belle Arti in Turin, city where she lives. Beside messing around with materials and shaping stuff, she's passionate about the overall listening experience, whether is it live or in her bedroom filled of stuffed animals.

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