Intervista ad Antonio Marini / Healing Force Project

Ospite di questa settimana sulla nostra webzine è Antonio Marini dalla provincia di Treviso, in arte Healing Force Project (alias adottato in seguito ad un breve periodo di utilizzo del moniker Velcro Tape). All’interno di questo articolo sarà possibile trovare, in seguito ad una brevissima ed assolutamente non esaustiva presentazione dell’artista, la nostra intervista alla qualle Antonio ha gentilmente risposto poche settimane fa, accompagnata da diverse video-takes in HD della performance featuring Giorgio Li Calzi risalente alla serata di punkT a Torino dello scorso 12 Marzo (per ulteriore documentazione video: qui).

Il moniker Healing Force Project, di derivazione Ayler-iana, è una prima, forte testimonianza del legame percepito dall’artista tra la Musica ed il potere curativo intrinseco che le appartiene, e della volontà di offrire all’ascoltatore un’esperienza il più avvolgente possibile. Sin dalla prima uscita nel 2010 su Acido Records, Antonio è riuscito a conquistare l’attenzione di un’ampia fetta di pubblico coinvolta dall’interessante mistura di suoni jazz-y, ispirazione techno-Detroit-iana e collage free-form, che può risultare disorientante al friutore disattento, ma alla quale corrisponde una grande carica immaginifica / evasiva. Un ruolo chiave lo giocano in tal senso anche lle efficacissime artwork delle varie releases su Sequencias, Berceuse Heroique, Sun Cat Recordings, Nous, Eerie, Bedouin, Firecrackes ed Eclipse Music. La musica di Healing Force Project suona come una polverosa macchina del tempo (Dusty Time Machine) in grado di evocare atmosfere sci-fi ispirate dalla tradizione afro-futurista, ma spostate in un contesto più immateriale e forse più svincolato da possibili significati politici. HFP è Psichedelia, insomma.

Di recente Antonio ha rilasciato il suo secondo full-length su Eclipse Music di Francesco Stella, Perihelion Transit, e l’EP Gravitational Lensing su Firecracker. Tra i piani futuri troviamo un EP di prossima uscita sulla label Ambiwa Records, side-project di Le Disque Record Store di Verona. Prima di lasciare alla lettura dell’intervista, consigliamo lo show con cadenza mensile di Healing Force Project ospite della validissima Rocket Radio (sempre di Verona) dal titolo Parallel Lines. Enjoy!


Q: Ciao Antonio. Grazie per aver accettato di raccontarti sulle nostre pagine. Online non sono disponibili molte informazioni sul tuo conto: ciò che sappiamo è che sei di Treviso, non ti ritieni un musicista ed hai avuto i primi rapporti con il mondo della musica elettronica tramite la drum’n’bass (fonte: electronique.it). Ti va di fornirci una tua mini-biografia in 6 righe?

A: Ciao, grazie per avermi invitato ed un saluto a tutta la crew di Pay no mind to us, we’re just a minor threat.! Si, io sono di Treviso, una ridente cittadina nell’entroterra veneto, non molto distante da Venezia per intenderci. Guarda, tanto per iniziare, ti dirò che forse è un bene che non ci siano molte notizie a riguardo del sottoscritto, in quanto tendo ad essere molto introspettivo anche nel modo di comunicare all’esterno le mie sensazioni. Preferisco esprimermi attraverso i suoni, sia con le produzioni che faccio, sia, soprattutto, come DJ. Dal momento che nasco come selezionatore di musica, non mi ritengo affatto un musicista, perchè non suono nessun strumento e non ho una formazione accademica che mi permetta di definirmi tale.

Ho, al massimo, l’istinto dettato da un ventina d’anni di ascolti, di acquisti musicali e quant’altro serva per poi accingersi a fare il produttore… Ma pur sempre in maniera libera e non convenzionale. Al mondo della musica elettronica mi son avvicinato negli anni novanta. Grazie soprattutto alle radio, le quali, all’epoca, erano molto presenti con programmi che, in primo luogo, servivano come base culturale per ognuno che volesse avvicinarsi a certi suoni. In termini di produzioni, direi che ho mosso i primi passi proprio grazie ad un musicista che in quel periodo produceva anche Drum’N’Bass, questo è vero.

Q: In che modo è nato Healing Force Project? Cosa si celava dietro il nome Velcro Tape, e cosa ha determinato il passaggio a HFP? Il materiale di Analogic Prospectus / Moorg#1 era pronto già da molto tempo prima della sua uscita? Come mai così tanto tempo [ndr. tre anni] tra il debutto su Acido ed il disco successivo?

A: Non c’era nulla di misterioso legato al moniker Velcro Tape, era solo un nome d’arte e nulla di più. Mi piaceva e basta.. Ma non è detto che magari in futuro non ritorni ad usarlo! Il passaggio ad Healing Force Project nasce come assonanza rispetto a quello che facevo anche nei miei dj set, più in linea e coerente con questo aspetto. HFP arriva appunto dalla necessità di rimediare un alias che mi potesse piacere, che mi desse degli stimoli ulteriori a quello che stavo producendo, arricchendo le mie visioni sonore di quel periodo. L’ho scoperto attraverso la presentazione di un disco (esattamente nel retro-copertina) di Marcus Belgrave (trombettista) che testualmente diceva “Music is the Healing Force Of the Universe”, citando appunto Albert Ayler, la fonte principale. Mi è piaciuto subito perchè traduceva in parole esattamente quello che volevo fare. Rappresentava soprattutto quella che doveva essere la fonte di ispirazione per le prossime cose che avrei eventualmente fatto.

Marcus Belgrave – Gemini [Back]

Il materiale di Moorg#1 ed Analogic Prospectus sono delle mie semplici sperimentazioni e niente di più, le ho realizzate di getto, senza pensarci su troppe volte. Nulla di quel periodo era calcolato, tutto è stato fatto con l’entusiasmo di uno che voleva semplicemente mettersi in discussione con un progetto tutto suo!

Il lasso di tempo in questione è stato necessario per pianificare il tutto con Andreas Krumm (boss della label, che non smetterò mai di ringraziare per l’opportunità che mi ha dato). Alla fine si è riusciti a stampare un singolo di due brani. Ancora oggi qualcuno mi chiede come li abbia fatti da quanto schizzati sono! Sai, era la mia prima release su vinile.. Insomma, una gioia immensa! Il tempo trascorso alla fine mi è servito per fare altre cose, anche per rivedere alcune idee che avevo in testa. Con un po’ di fortuna e grazie, in questo caso, a J. Miguel De Frias (Sequencias), nel 2013 ho stampato il mio secondo singolo. Anche in quel caso, è stata una grandissima soddisfazione per me.

Q: Quali interessi coltivi nella tua vita privata? Ne esistono alcuni che influenzano il tuo modo di produrre in modo determinante?

A: In primo luogo direi che mi piacciono molto fumetti di vario tipo ed i film di fantascienza. In effetti, quest’ultimi hanno qualcosa che si avvicina a quello che poi faccio attraverso le mie produzioni. Sono un divoratore di immagini più che di parole! In pratica (ahimè) non sono un gran lettore. Se ho voglia leggo, altrimenti dopo un po’ mi stanco e smetto…La pigrizia mi è nemica in questi casi!

Analogic Prospectus / Moorg#1 [Acido Records]

Q: Il tuo ultimo lavoro è Transhumanism EP, sulla Ambiwa Records da Verona. Ti va di raccontarcelo? Ci sono dei legami particolari con il movimento omonimo?

A: Si, è stata di per sé una cosa abbastanza improvvisa… Su richiesta di Paolo di Le Disque Records Store di Verona (noto negozio di dischi), c’è stata questa richiesta da parte sua di avere un mio demo. Io, come sempre a chi me lo chiede, invio del materiale. Venendo a conoscenza di questo mio progetto, alla fine ha deciso di stampare anche un mio lavoro, che sarà il terzo della serie Ambiwa appunto. L’EP sarà formato da quattro tracce molto diverse fra di loro, ma – si spera – originali, e votate, come mia consuetudine, al non volermi fossilizzare per quanto possibile su uno stile piuttosto che un altro.Il titolo dell’EP Transhumanism è qualcosa che mi ha sempre affascinato, ovvero il rapporto tra l’uomo e la tecnologia. Riusciremo a spingerci oltre oppure no? Dato che viviamo nel pieno di una rivoluzione culturale e sociale di proporzioni a dir poco immense, saremo capaci di gestire tutto questo prosperare o diverremo schiavi incapaci di reagire alle nostre stesse paure e fobie? Riusciremo a sfruttare al meglio le conquiste raggiunte? ..Non che il disco serva a questo logicamente ahah! Ad ogni modo, dato che siamo pur sempre protagonisti di un’epoca a dir poco contraddittoria, mi piaceva utilizzare qualcosa che fosse inerente ai giorni nostri!

“Transhumanism (abbreviated as H+ or h+) is an international and intellectual movement that aims to transform the human condition by developing and creating widely available sophisticated technologies to greatly enhance human intellectual, physical, and psychological capacities. Transhumanist thinkers study the potential benefits and dangers of emerging technologies that could overcome fundamental human limitations, as well as the ethics of using such technologies.The most common thesis is that human beings may eventually be able to transform themselves into different beings with abilities so greatly expanded from the natural condition as to merit the label of posthuman beings.” via


Q: Che strumentazione usi in studio? Quali sono le risorse principali dei tuoi campionamenti? Al di là delle collaborazioni con altri musicisti, hai mai suonato tu stesso uno strumento ‘classico’ in qualche tua traccia?

A: Uso prevalentemente il computer con il quale gestisco il tutto. Oggi, a differenza di quindici anni fa, il concetto di digitale ed analogico ha perso molto valore. A seconda di quello che fai, la differenza la fanno sempre le idee più che la strumentazione! Poi è chiaro che per produrre servano anche delle attrezzature che consentano di tramutare in suoni quello che tieni in testa, ma oggi più che mai la forbice si è assottigliata, e di molto. La fonte principale dei miei campionamenti è assolutamente il vinile. Da quello in un modo o in altro riesco ad estrapolare molte cose. Ti dirò che, a parte con Giorgio Li Calzi, non ho mai collaborato con dei musicisti (devo precisare di non aver a disposizione uno studio!)

Q: In che contesti hai suonato in Italia ed all’estero? Qual è l’obiettivo delle tue performances (ammesso ce ne sia uno)? Preferisci live o djset?

A: Ho sempre fatto solo il DJ ed all’estero vanto solo due apparizioni, entrambe a Berlino proprio lo scorso anno. Non posso fare un distinguo fra dj set e live, proprio perchè quest’ultimo non l’ho mai fatto e non posso comparare le due cose.

Q: Tornando per un momento alla tua fonte di ispirazione primaria: Albert Ayler. Si tratta del tuo musicista preferito in assoluto o il rimando a Music is the Healing Force of the Universe è principalmente una questione di affinità di intenti e visione della musica? Ti è mai capitato di leggere la visionaria lettera “To Mr. Jones – I had a Vision” che Ayler scrisse a The Cricket nel 1969?

[Per leggere l’intero numero di Cricket: qui]

A: Come sassofonista è uno che apprezzo e molto, anche se così ad impatto ti dico, rimanendo sul sax tenore, che preferisco John Coltrane e Sonny Rollins (anche se totalmente diversi nei loro stili). A livello assoluto però dico Lee Konitz ed Anthony Braxton su tutti! Si, mi è capitato di leggere quella visione a tutti gli effetti che ebbe Albert Ayler. Secondo me Ayler si trovava in un periodo di estrema sensibilità artistica e spirituale tale da trascinarlo in questo impeto pieno di furore, ma anche umana, causa delle forti inquietudini che hanno portato alla conclusione della sua vita.

Q: Qual è la ragione per cui hai affidato entrambi i tuoi full-length (Omicron Segment ed il doppio Perihelion Transit) a Eclipse Music di Francesco Stella? O, al contrario, il contatto è arrivato da loro? Come è stato l’impatto con Torino?

A: Non ero mai stato in quel di Torino fino al set con Giorgio Li Calzi del 12 Marzo al punto33G! Ti dirò una cosa a riguardo della Eclipse Music senza dover dare cento spiegazioni, anche perchè sarebbe inutile. L’ho fatto per due soli motivi: serietà e organizzazione. Tutto qui!

[Omicron Segment]

Q: Ecliptic View EP è il primo disco non a firma Marco Shuttle uscito su Eerie. Come vi siete conosciuti e come siete arrivati a parlare dell’uscita del tuo EP? Che rapporto avete oggi? Ecliptic View è forse il tuo disco più techno (Mills-iano), hai riarrangiato il tuo output alla label o semplicemente hai colto l’occasione per esprimere questa tua sfaccettatura stilistica?

A: Mi è stata data l’opportunità da Marco e ne vado molto fiero anche oggi! Nessuna programmazione, tutto è partito da lui che mi ha chiesto del materiale. Io non potevo rifiutare in quanto sapevo che sarebbe stata un’altra grande occasione da sfruttare. In primo luogo, Marco è vissuto in Veneto prima di trasferirsi in quel di Londra un po’ di anni fa. Ci siamo conosciuti appunto nel nostro territorio, ancor prima che condividessi con lui qualche mio pezzo. Ecliptic View è un qualcosa che andrebbe evoluto ancora di più sia nel suono che nelle strutture ritmiche. Si, è Mills-iano, ma al tempo stesso, in particolare con Dusty Time Machine, già strizzava l’occhio ai grooves che avrei, di lì a poco, sviluppato in altre uscite successive.

Q: Allo stesso modo, come è nata la tua collaborazione con Giorgio Li Calzi? Che contributo senti abbia dato a Perihelion Transit in particolare?

A: E’ sempre e solo grazie a Francesco Stella (Eclipse Music), che ho avuto modo di collaborare con Giorgio, che io conoscevo solo di nome in quanto jazzista molto apprezzato nel circuito. Ha dato un contributo a dir poco fondamentale per la riuscita del tutto. Su tutte le tre tracce che ha sviluppato, suonando sopra alle mie cose, ha ottenuto una prospettiva di suono direi eccezionale creando sfumature a non finire! Non finirò mai di ringraziarlo.

Q: Esistono dei producer attuali con i quali in qualche modo ti senti in affinità ‘spirituale’, o in generale accumunato da qualche aspetto musicale? Ad esempio, ti piace il lavoro di Jamal Moss, uno dei portavoce attuali della Black Art e del futurismo elettronico post-jazz?

A: Mah, diciamo che ne avrei, e molti… Si, Jamal Moss di sicuro, ma aggiungerei anche Kirk DeGiorgio, Alex Attias, Carl Craig e molti altri. La lista è infinita per me…

Q: Molto efficaci ed in sintonia con i contenuti musicali offerti sono le artwork dei tuoi dischi, le quali arricchiscono il contesto di visioni cosmiche interplanetarie e psichedelia mistica. Come nascono generalmente? Quella di Strange Apparitions In My Recording Room in particolare è stata fatta da Bill Kouligas, boss della PAN: ti va di dirci due parole a riguardo?

A: Si, devo dire che anche in questo caso sta nella passione di chi, credendo a quello che faccio, ci mette anche la simbologia. Tutto è in linea con quello che produco, in qualche modo è stato sempre centrato il soggetto… Non che sia semplice, perchè ci vuole tempo e dedizione. Per quanto riguarda il lavoro di Bill Kouligas, mi ha fatto molto piacere il suo modo di giocare col segno / tratto nello scrivere il mio nome in arte. Scelta azzeccata è l’espressione giusta da usare in questo caso.

[Strange Apparitions in my Recording Room]

Q: Un altra branca musicale a cui attingi è la techno di Detroit. In alcuni tuoi brani è possibile leggere echi di suoni Drexciyani, ed altri lavori UR come X-101 e X-102 (giusto per fare un esempio). Cosa ha da offrire Detroit ancora oggi? Il futuro può effettivamente nascere dall’osservazione del passato? Tre dischi preferiti in questo settore?

A: Detroit è la patria della techno, ma ancor prima della Soul Music di qualità sopraffina come quella pubblicata dalla Motown! Chi meglio di lei può aver influenzato la dance, e non solo, degli ultimi trent’anni? Dal passato si attinge sempre, direi che è un’operazione vitale, ma sempre cercando quel collegamento con l’Oggi. Se così non fosse, la scena sarebbe morta da molti anni a questa parte! Nessuno può non fare i conti con quello che è stato. A volte il confronto è impietoso, in altri casi nascono cose molto interessanti. Direi che basta un minimo di impegno e tutto vien da sé.

I tre dischi sono:

  1. Carl Craig – More Songs about Food and Revolutionary (oltre che il suo progetto “69”)
  2. Theo Parrish – Parallel Dimension
  3. Drexciya – Neptune’s Lair

Ma ce ne sarebbero molti altri: Moodymann, Leron Carson, Kirk DeGiorgio, Juan Atkins, Bugge Wasseltoft…

Q: Quali sono i tuoi programmi ed obiettivi per il futuro? Ti stai dirigendo sempre di più verso territori free-form o in generale non fai molto caso alla direzione in cui ti stai muovendo?

A: I miei programmi sono di fare quello che sono capace a fare, cercando (se ne sarò in grado) di costruire altro materiale interessante. Intanto, già il fatto che a qualcuno interessi quello che ho prodotto finora mi inorgoglisce e molto. Non sono uno, come avrete capito, che si organizza i piani a lungo termine, quindi tutto può essere..Il free-form, come si suol dire, rimarrà comunque un mio cavallo di battaglia, te lo posso garantire.

Q: Battuta finale: la musica è veramente la forza di guarigione dell’Universo?

A: La Musica è la forza per antonomasia di qualsiasi Universo e forma di vita esistente! Suono, ritmo, ipnosi, solarità, inquietudine, felicità, fanno parte della musica nel suo stato d’animo più recondito, in quanto arte a tutti gli effetti.

Q: Grazie mille per il tuo tempo, alla prossima!

A: Un saluto a voi e grazie molte per la vostra disponibilità ed interesse. E’ stato un grande ed immenso piacere far parte del vostro spazio! Un saluto ed a presto!

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